PICCOLI PASSI E GRANDI CONTRADDIZIONI…

PICCOLI PASSI E GRANDI CONTRADDIZIONI…

Mercoledì 10 giugno si è svolto il primo incontro del tavolo tecnico per l’internalizzazione del servizio di inclusione scolastica degli alunni disabili dopo il lockdown. La delegazione del Comitato Romano AEC ha incontrato l’Assessore Antonio De Santis, che ha proposto uno schema di deliberazione da portare in Assemblea Capitolina.
Lo schema prevede la riapertura del profilo professionale dell’Assistente Educativo Culturale fra quelli inclusi nella pianta organica di Roma Capitale, come era stato concordato nell’ultima riunione del febbraio scorso, ma si spinge anche oltre, intervenendo sulla definizione del fabbisogno e su quella del mansionario, in linea con le varie disposizioni regionali. L’impegno preso dall’Assessore De Santis è stato quello di portare il testo definitivo al voto dell’Assemblea nel tempo più rapido possibile, prima della pausa estiva.
La delegazione del Comitato ha espresso apprezzamento verso il documento, che, però, andrà valutato realmente quando sarà pronto il testo definitivo e se ne potranno conoscere i particolari, osservando che lo stallo di tre mesi imposto dalla pandemia ha comportato la perdita di tempo prezioso, una perdita che è necessario recuperare, velocizzando al massimo i processi istituzionali.
La discussione ha investito anche altri aspetti della situazione, che dovrebbero interessare non solo l’Assessorato al Personale, ma l’intera Giunta, posto che l’interruzione del servizio (e, quindi, del lavoro e della retribuzione degli operatori) ha creato una condizione insostenibile sia per i lavoratori e le lavoratrici che per gli alunni e le loro famiglie. In particolare, è stato detto che non è pensabile che, alla ripresa di settembre, ci si ritrovi nella stessa situazione di quest’anno, perché è evidente che il sistema delle esternalizzazioni si è rivelato un completo fallimento, portando la città sull’orlo di una crisi sociale senza precedenti e che – se non si cambia registro – la possibilità che questa crisi esploda è concretissima. L’eventualità di una nuova ondata pandemica e di un nuovo lockdown è tutt’altro che campata in aria ed è evidente che un’ulteriore sospensione del servizio, alle stesse condizioni già verificatesi in questi mesi, avrebbe conseguenze devastanti, molto più di quanto già avvenuto. Anche alla luce di questa considerazione, abbiamo voluto mettere sul tavolo anche la questione del “bandone”, il mega-appalto centralizzato che avrebbe dovuto portare all’assegnazione del servizio per i prossimi anni e che è stato annullato da una sentenza del T.A.R. a seguito del ricorso presentato da una decina di cooperative.
Questa Amministrazione sta inviando ai lavoratori e all’intera città segnali contraddittori. Se si vuole davvero perseguire la strada dell’internalizzazione del servizio e chiudere la stagione fallimentare degli appalti alle cooperative, che senso ha insistere nel portare avanti un appalto che impegnerebbe più di 150 milioni di euro per continuare ad affidare il servizio alle cooperative? Abbiamo voluto porre la questione perché lo scorso 3 giugno è stato notificato alle cooperative che avevano adito il T.A.R. un ricorso di Roma Capitale contro la sentenza dello stesso Tribunale Amministrativo, cosa che dimostra l’intenzione di perseguire ancora la strada degli appalti. Visto che, dopo la sentenza del T.A.R., gli appalti in essere sono stati prorogati per tutto il prossimo anno, non esisteva alcuna necessità o urgenza di proporre quel ricorso, perché il servizio sarebbe stato comunque garantito e, contestualmente, sarebbe stato possibile mettere quelle risorse per l’internalizzazione. La contraddizione politica, quindi, è evidente ed è altrettanto evidente la necessità di scioglierla, perché non si può sostenere di essere determinati a sottrarre un servizio pubblico alla gestione dei privati e, contemporaneamente, continuare nel tentativo di riconsegnare quel servizio ai privati. A conti fatti, Roma Capitale avrebbe dovuto accogliere la sentenza del T.A.R. come una benedizione, anziché ostinarsi nel sostenere un pasticcio indigeribile, che persino i sindacati confederali e il Forum del Terzo Settore avevano invitato a mettere da parte.
L’Assessore De Santis non ha potuto che prendere atto di quanto affermato dalla delegazione del Comitato, non avendo alcun ruolo nella vicenda, della quale il Comitato investirà la Sindaca Virginia Raggi, l’intera Giunta, l’Assemblea Capitolina e l’opinione pubblica.
Al termine della riunione, l’Assessore De Santis ha incontrato di persona le lavoratrici e i lavoratori che avevano raggiunto la sede dell’Assessorato per conoscere in tempo reale i risultati dell’incontro con la delegazione. Subito dopo, sono arrivati altri lavoratori e si è tenuta un’assemblea, dove – oltre a riferire sui contenuti dell’incontro – si è parlato della necessità di continuare ed estendere la mobilitazione, nella consapevolezza che il lavoro istituzionale non sia sufficiente a garantire il raggiungimento dei nostri obiettivi, perché la contraddizione che è stata rilevata appare chiara a tutti. Le lavoratrici e i lavoratori presenti – circa cinquanta – hanno deciso di convocare per mercoledì prossimo, 17 giugno, l’assemblea generale degli AEC/OEPA, in un luogo che verrà definito al più presto, per decidere insieme il percorso della mobilitazione e tutti gli interventi hanno concordato sulla necessità di “scatenare l’inferno” sin dal primo giorno di riapertura delle scuole, perché nessuno è minimamente intenzionato a subire ancora quello che abbiamo vissuto sulla nostra pelle e su quella dei nostri bambini. Il nuovo cammino ha mosso i primi passi. Non ci ferma più nessuno.

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