Immaginando una comunità più solidale: dall’Albertelli all’ASL Roma 2

Immaginando una comunità più solidale: dall’Albertelli all’ASL Roma 2

Mentre assistiamo con crescente preoccupazione a quello che accade in ambito nazionale con la probabile scelta di un tecnico, l’ex presidente della Bce, Mario Draghi, osserviamo a livello comunale il ridicolo teatrino politico in cui i soliti protagonisti delle ultime settimane continuano a vendere fumo negli occhi dei lavorator*, promettendo un futuro migliore alla nostra categoria. L’obiettivo è sempre quello di accaparrarsi una manciata di voti speculando su una categoria che ogni giorno subisce soprusi sul posto di lavoro. Nel frattempo le lotte nella scuole romane non si fermano: è notizia di oggi che il liceo Albertelli, collocato in quartieri della nostra città (a via Manin all’Esquilino) è stato sgomberato dalla polizia. Fortunatamente senza gli “eleganti” interventi commessi al Kant. L’Albertelli era stato occupato venerdi scorso, lo stesso giorno della manifestazione indetta da Slai Cobas a cui hanno aderito in massa gli studenti delle scuole romane e terminata davanti al Ministero Dell’istruzione. Quel giorno gli studenti avevano occupato l’edificio per denunciare l’inettitudine delle autorità competenti che da quasi un anno continuano a mettere in secondo piano i problemi che riguardano le scuole superiori. Le rivendicazioni sono sempre le stesse. La necessità di preservare la socializzazione con gli altri coetanei. Una scuola che non sia solo un luogo di “valutazione” dell’alunno ma che insegni a crescere. Un posto a misura di ogni individuo, in cui ciascuno può prendersi cura dell’altro, in una nuova cornice che rifiuta qualsiasi logica fondata sulla produttività. Una scuola che non recluti dirigenti scolastici che impersonificano il ruolo dello sceriffo che accentra tutte le decisioni su di sè e svuota di potere gli altri organi (es. il Collegio dei docenti). Rispetto a questo ultimo punto: all’indomani dell’occupazione, ha fatto molto scalpore la decisione del dirigente di pubblicare sul sito internet della scuola un avviso, non firmato, non datato e privo del numero di protocollo. In questa comunicazione il dirigente stabiliva in modo illegittimo che l’attività didattica sarebbe proseguita dal 30 gennaio fino al 3 febbraio (ultimo giorno di occupazione) in didattica a distanza al 100%. Tale decisione è stata denunciata dalle famiglie dei ragazzi che hanno preso le distanze da un provvedimento che puzza di ritorsione nei confronti degli studenti. Il provvedimento è illegittimo poiché il Dpcm prevede un 50% di didattica in presenza e un 50% di didattica a distanza. Per questo motivo, i genitori hanno inviato una lettera ai giornali e al corpo docente chiedendo di rifiutarsi di tenere lezioni a distanza nelle ore in cui si prevedono lezioni in presenza. Inoltre appare controverso il comportamento dell’Asl roma 1 che a differenza dell’Asl roma 2, invita tutti gli studenti anche quelli che non hanno partecipato all’occupazione a sottoporsi a tampone o eventualmente a mettersi in quarantena. A proposito dell’ ASL roma 2, ieri mattina una trentina di persone della campagna “riapriamo villa tiburtina” e il Coordinamento Regionale Sanità sono andati sotto la Direzione Generale dell’ASL di roma 2 per chiedere un incontro per la riapertura di Villa Tiburtina. Vogliono che il poliambulatorio riprenda a funzionare, soprattutto in questo momento di crisi pandemica dove la carenza di strutture pubbliche è sempre più forte. In questi mesi la campagna “riapriamo villa tiburtina” è riuscita a raccogliere 2000 firme tra gli abitanti della città. Ieri mattina per dare seguito alla mobilitazione circa una cinquantina di persone sono entrate negli uffici della Direzione Generale e nonostante l’arrivo della polizia sono riuscitie a parlare con il direttore del Distretto Sanitario territoriale. Quest’ultimo ha dato la disponibilità alla riapertura a condizione che venga avanzata una proposta in via ufficiale all’Asl. Gli occupanti hanno ribadito la necessità che l’ASL si attivi per promuovere la salute nei territori di sua competenza e non si limiti ad aspettare le proposte esterne. Vogliono una sanità che incoraggi la partecipazione popolare e realizzi un’assistenza territoriale inclusiva che non lasci nessuno indietro.
Come AEC/operatori socali esprimiamo la nostra solidarietà per tutti quelli che in questi giorni portano avanti le lotte nel mondo della scuola e della sanità. Riteniamo indispensabile, soprattutto in questa fase storica costruire una rete in cui l’utenza e i lavoratori del sociale, della sanità e della scuola uniscano le loro voci. Le condizioni di sfruttamento dei lavoratori e i pessimi servizi offerti all’utenza richiedono dei servizi più umani che non rispondano a logiche di profitto. E’ ora di costruire una comunità umana, inclusiva e solidale e per fare questo c’è bisogno dell’apporto di tutti e noi ci siamo. Avanti con la lotta.
Solidarietà all’Albertelli e al Coordinamento Regionale Sanità
CAOS: Coordinamento AEC operatori e operatrici sociali autorganizzat*

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